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INTRODUZIONE ALLA SCRITTURA SCIENTIFICA


pubblicato sulla rivista AIOSS.it n.04/2010

L’avventura della scrittura di un articolo scientifico prosegue con la sua terza parte: la bibliografia ha da sempre rappresentato il vero biglietto di presentazione per il nostro lavoro. Se un articolo si basa su solide fonti bibliografiche avrà sicuramente maggior credito di un lavoro privo di bibliografia o con riferimenti lacunosi o oltremodo datati.
I riferimenti bibliografici costituiscono una componente essenziale della letteratura biomedica. Una bibliografia ben strutturata sicuramente sarà in grado di supportare gli argomenti sostenuti dagli autori, fornirà un utile indicazione per ulteriori approfondimenti e mostrerà i “percorso” che gli autori hanno seguito per confrontare i loro nuovi dati con quelli già esistenti.
Se una bibliografia è ben strutturata, i lettori potranno facilmente accedere agli articoli citati: ne deriva logicamente che maggiore è l’accuratezza bibliografica, più agevole sarà il lavoro di consultazione e confronto dei vari lavori. Contrariamente a quanto ci si dovrebbe aspettare, molti lavori hanno dimostrato inequivocabilmente come le bibliografie spesso riportino dati inesatti, incompleti, incongrui.

Accanto agli aspetti formali, è utile soffermarsi anche sui pro. Qualche piccolo consiglio sarà senza dubbio di aiuto a chi deve cimentarsi nella stesura di un testo professionale a carattere scientifico.
Ad esempio, una bibliografia dovrebbe essere commisurata al lavoro svolto nel corpo principale dell’articolo: un grosso lavoro di revisione, o una ponderosa ricerca teorica avranno sicuramente moltissime voci da citare, al contrario di case-report o semplici segnalazioni. Per capire inoltre a fondo i meccanismi che regolano la strutturazione della bibliografia è importante anche conoscere il mondo delle pubblicazioni scientifiche: esistono infatti numerosissime testate di riviste professionali ed ognuna ha un suo proprio “peso” nella letteratura mondiale. Va da sè che un articolo comparso su “The Lancet” avrà un peso (e quindi una considerazione) molto maggiore che non un lavoro comparso su “Bollettino dell’Ospedale di Vattelapesca”, oppure di una semplice comunicazione ad un congresso a carattere locale.
Non basta il peso delle voci bibliografiche citate: è molto importante, anzi fondamentale, saperli citare nel modo corretto, in un modo che sia universalmente riconoscibile e formalmente accettato. Ogni rivista nelle sue norme per gli autori sottolinea la metodica preferita per le citazioni bibliografiche, con severità e rigore. L’autore che non si attiene strettamente a queste indicazioni corre il rischio di vedersi respingere il manoscritto.
Semplificando, nel mondo accademico e scientifico è possibile citare un riferimento bibliografico in due modi, detti “Harvard” e “Vancouver”.
Il primo, più datato, viene da sempre utilizzato principalmente per pubblicazioni inerenti i campi letterari, umanistici ed economico-finanziari, mentre il secondo, detto appunto “Vancouver Style”, è diventato, dal 1978, il metodo standard per tutta la letteratura biomedica. Le differenze tra i due stili sono formali, ma profonde, ed è bene saper padroneggiare quindi almeno lo stile più consono alle nostre attitudini, il “Vancouver”.

Il Vancouver Style
Nel 1978 si riunirono a Vancouver alcuni (pochi, in verità)?direttori di famose riviste medico-scientifiche: stabilirono delle regole che divennero ufficiali l’anno dopo, con la pubblicazione da parte della National Library of Medicine americana. Da allora, ogni anno l’International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE)si riunisce per la revisione dei suoi Uniform Requirements for Manuscripts Submitted to Biomedical Journals. Attualmente si è giunti alla quinta edizione aggiornata, e sono ormai più di 500 le riviste scientifiche internazionali che oggi adottano questo standard.
Esaminiamo in dettaglio il Vancouver Style:
- nel corpo del testo viene indicato un numero progressivo in apice, riferito al nome dell’Autore citato;
- la progressione numerica tiene conto dell’ordine cronologico di citazione e non alfabetico.
La forma della citazione nel corpo del testo sarà quindi di questo tipo: “...come risulta da alcuni recenti studi2.”
Tale numerazione progressiva ricondurrà in maniera cronologica ed univoca alla citazione bibliografica di esempio:
) Annas GJ. Reefer madness-the federal response to California's medical-marijuana law. N Engl J Med 1997;337:435-9
Più dettagliatamente, lo stile Vancouver stabilisce che:
- si scriva dapprima il cognome di ogni singolo autore, seguito dalle iniziali senza punto (dopo l’eventuale sesto autore si può inserire la dicitura “et al.”);
- quindi si inserisca il titolo del lavoro per esteso (con iniziale maiuscola solo per la prima parola del titolo), seguito subito dal nome della rivista o della testata, in formato abbreviato e senza punti;
- poi il titolo del volume o dell’articolo;
- infine i numeri di pagina (nell’eventuale intervallo non si ripeteranno le centinaia o decine, se invariate:?ad es. 123-6 e non 123-126).

Alcuni indispensabili accorgimenti:
- le riviste vanno citate in forma abbreviata così come riportato nell’Index Medicus. La National Library of Medicine pubblica la List of the Journals Indexed.
è buona norma non citare nel nostro lavoro degli articoli non ancora pubblicati, in attesa di approvazione o comunque non letti in maniera approfondita e completa (si corre il rischio di citare articoli a favore che in realtà smentiscono il nostro lavoro).
I lavori citati sempre più spesso vengono tratti da Internet: è bene precisare le grandi differenze tra un lavoro “stampato” ed uno pubblicato su un sito Internet. Innanzitutto un documento cartaceo è immutabile, mentre sovente testi e fonti presenti in Rete possono essere modificati anche in maniera rilevante, confondendo i ricercatori. Spesso ciò che si trova in rete è anche stato stampato oppure è frutto di “copia ed incolla” di altri lavori: attenzione estrema!
Se con il Vancouver Style si è cercato di uniformare le citazioni per il materiale stampato, per internet il discorso è molto diverso: spesso è difficile risalire persino a data ed autore, pertanto sarà bene approfondire le nostre investigazioni in Rete, fino ad ottenere per ogni fonte citata almeno il nome degli autori, luogo di pubblicazione, editore, data.
Quando non si reperisce l’autore, potremo contattare il webmaster del sito, sperando in una risposta esauriente. Dovremo senz’altro segnalare l’URL (indirizzo internet) della pagina dove abbiamo reperito il testo da citare, il titolo della pagina (sulla barra del browser), segnaleremo anche quando la pagina è stata pubblicata, creata o comunque consultata l’ultima volta, segnaleremo anche chi è responsabile del sito e la lunghezza approssimativa del testo che vogliamo citare (numero di pagine, di schermate, di foto ed immagini - con dimensioni in pixel - e così via).
Perché si è giunti a dover creare un insieme di norme per poter citare dei lavori nelle bibliografie? Ovvio: per facilitare la ricerca dei lavori citati, per velocizzare la lettura del testo, per mettere in grado chiunque, dovunque, di capire immediatamente a quale lavoro si riferisce la voce ed eventualmente reperirlo.
Naturalmente ogni rivista potrà indicare norme anche molto diverse dal Vancouver classico, è bene quindi informarsi in anticipo per non dover rifare da capo un lavoro improbo (il passaggio ad esempio tra Vancouver ed Harvard Style non è assolutamente facile e può richiedere molto tempo).
Numerosi siti web riportano esempi di citazioni e trattazioni più o meno approfondite sull’arte della bibliografia e delle sue regole: una semplice ricerca sui principali motori vi potrà fornire in brevissimo tempo una serie di indicazioni utili ed aggiornate per potervi districare in questo complicato mondo in continua evoluzione. Avete fatto un buon lavoro, non rovinatelo con una bibliografia errata, incompleta, esagerata o semplicemente poco accurata. Non ve lo meritate.
Nelle prossime puntate si parlerà di come rendere accattivante e graficamente gradevole un lavoro scientifico: piccoli trucchi del mestiere per incrementare l’appeal delle vostre pubblicazioni, facilitarne la lettura e, soprattutto, invogliare anche i lettori distratti, disattenti o frettolosi.


A presto!

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