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INDICE
www.aioss.it, istruzioni per l'uso
1 - introduzione al pc
2 - scegliere il pc ideale
3 - come organizzare il proprio PC per lavorare meglio
4 - il software indispensabile
5 - introduzione alla scrittura scientifica p.1
6 - introduzione alla scrittura scientifica p.2
7 - introduzione alla scrittura scientifica p.3
INTRODUZIONE ALLA SCRITTURA SCIENTIFICA
pubblicato sulla rivista AIOSS.it n.03/2010
Nel numero scorso sono state gettate le basi per poter affrontare la “costruzione” di un articolo scientifico secondo i moderni canoni di scrittura: la chiarezza dell’esposizione, la linearità della struttura, l’essenzialità delle informazioni e uno stile linguistico semplice e scorrevole sono gli obiettivi da raggiungere per ottenere incisività ed autorevolezza.
Alcuni accorgimenti possono semplificare parecchio il nostro duro lavoro: se terremo sempre ben presenti i consigli che seguono, avremo un “metodo” consolidato al quale potremo applicare uno “stile” per riuscire al meglio in ognuna delle fasi della creazione del nostro articolo, dalla strutturazione alla stesura definitiva.
Il Titolo
Un buon titolo focalizza l’attenzione e informa il lettore sui contenuti di base. Sottotitoli ben congegnati aiutano chi legge a comprendere e memorizzare le informazioni.
Il Testo
Il lettore spesso scorre velocemente le pagine e deve, a colpo d’occhio, capire se l’articolo può o meno interessare. Pertanto già la scrupolosa costruzione delle frasi potrà catturare il lettore: soggetto, verbo e complemento oggetto in questo ordine hanno una presa maggiore che non molte frasi subordinate, rimandi, sfilze di aggettivi e avverbi, etc. Le informazioni essenziali sono quelle che si ricordano meglio.
Gli Esempi
Concetti astratti e teorie complesse possono agevolmente essere memorizzate tramite un sapiente utilizzo di esempi: la trasposizione in un contesto reale rende semplici e memorizzabili anche i concetti più astrusi.
I Numeri
Il lavoro scientifico è per la maggior parte basato su dati numerici. Dalla loro esposizione si deve giungere ad un’interpretazione ed a conclusioni che vanno in un certo qual modo “facilitate”. Il modo che avremo di “date i numeri” ci farà guadagnare o meno l’attenzione dei lettori. Alcuni stratagemmi efficaci sono: evitare numeri romani o con più di due decimali, creare tabelle semplici e annidare i dati salienti a destra, fissare l’origine degli assi cartesiani sempre con lo zero
Le Immagini
Libera scelta, ma con equilibrio: non è un corso di fotografia, ma le nostre immagini dovranno dare evidenza e rafforzare concetti. Sceglierle accuratamente significa consegnare al lettore una maggiore quantità di informazioni utili (attenzione alle didascalie: semplici ma complete).
Le Abbreviazioni
Talvolta, con lo scopo di favorire la scorrevolezza della lettura si utilizzano abbreviazioni, acronimi e simboli che, nello sforzo di decodificarli, sortiscono l’effetto opposto.
Spesso capita di voler abbreviare parole comuni e ripetitive nel nostro contesto professionale, come ad esempio “paziente” in “pz.”, “sangue” in “sg.” oppure “reparto” in “rep.”: sono invece assai poco eleganti e di sicuro ostacolo alla lettura.
Alcune abbreviazioni sono invece previste, ma codificate a livello internazionale: sono i titoli delle riviste della letteratura scientifica. Per uniformare a livello internazionale le citazioni, la comunità scientifica ha elaborato delle abbreviazioni “ufficiali” valide in tutto il mondo (es. “Am J Surg” per “American Journal of Surgery”); se ne trova ampio riscontro su Internet, soprattutto nei vari motori di ricerca scientifica (es. Cochrane’s Library, PubMed, MedLine, etc.) ed il loro obiettivo è l’identificazione univoca in caso di citazioni bibliografiche, data la smisurata quantità di testate scientifiche esistenti.
Gli acronimi
L’acronimo, o sigla, è una “parola” costituita dalle prime lettere delle parole che compongono una frase, un titolo, una proprietà, un processo, uno studio, un parametro biologico, una sindrome o un morbo, e così via. Lo scopo, come per le abbreviazioni, è quello di favorire il lettore ma, se si tiene conto che almeno il 30% di ogni sigla (sono oltre 250.000!!!) può avere più di una definizione, ecco che il nostro disorientamento sale alle stelle.
Molti moderni ed importanti trial clinici sono stati battezzati con nomi facilmente memorizzabili, i cui acronimi riconducono al loro campo di applicazione (es. HOPE, CURE, etc.), ma anche in questo caso si possono generare degli equivoci: basti pensare, a titolo semplificativo, a quali e quanti risultati può dare una ricerca su MedLine del termine “CURE”.
Attenzione, quindi, e procedere con cautela! Alla prima citazione nel testo di un acronimo è bene affiancarlo (tra parentesi) alla sua espressione estesa completa; successivamente l’acronimo potrà essere citato autonomamente, in lettere maiuscole e non inframmezzato da punti.
Sigle di larghissima diffusione non avranno naturalmente bisogno di essere “presentate”, come, per esempio, “AIDS”, “FANS” o “DNA”.
I simboli
All’interno della comunità scientifica internazionale la maggior parte dei simboli e delle sigle sono stabiliti da normative diventate uno standard, basti pensare a tutte le unità di misura.
Cercheremo di utilizzare simboli appropriati e scritti correttamente, anche se ciò può comportare difficoltà soprattutto per quelle unità metriche che contengono sia lettere greche che latine (il femtolitro, il micron, l’Ohm e parecchi altri).
In caso di dubbio, meglio consultare le definizioni ufficiali dettate dall’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione ISO o del NIST (National Institute of Standard and Technology).
Alla fine…
Come capire se abbiamo fatto un buon lavoro? Sforzandoci di essere obiettivi e sottoponendo il nostro lavoro anche ad altri “revisori” potremo, con un evidenziatore, segnare le frasi davvero essenziali.
Al termine dovremo criticamente porci alcune domande.
- Le frasi segnate sono all’inizio dei paragrafi?
Così cattureranno l’attenzione e guideranno il lettore nella comprensione.
- Ci sono dei paragrafi senza frasi evidenziate?
Magari quel paragrafo può tranquillamente essere cancellato.
- Troppe frasi evidenziate di seguito?
Probabilmente avete appesantito il testo.
Partendo dal presupposto fondamentale che tesi, ipotesi, metodi e risultati siano “giusti” non ci dovremo stancare di revisionare criticamente e con un pizzico ironia la nostra bozza: gli errori sono sempre in agguato e ogni paragrafo ha sicuramente un modo migliore di essere strutturato. Provare, provare e provare ancora.
Alcune cose da non fare assolutamente per non scrivere articoli mediocri, noiosi, pesanti o addirittura non scadere nel ridicolo: questo piccolo elenco riadattato si trova facilmente su Internet e simpaticamente ci ricorda cosa non fare…
Scrittori si nasce, è vero, ma spesso può succedere che lo si possa anche diventare, con un po’ di passione e di pazienza, dedicando molto tempo per l’apprendimento di quest’arte e degli innumerevoli trucchi per riuscire ad ottenere una produzione scientifica letteraria degna di essere ricordata e, soprattutto, citata da altri (forse il più bel riconoscimento per il nostro lavoro).
Nella composizione di un articolo scientifico non sono importanti solo la “testa” (l’abstract) ed il “corpo” (l’articolo vero e proprio), ma anche la “coda”, vale a dire la Bibliografia: del suo complesso mondo e delle sue difficili e spesso incomprensibili regole ce ne occuperemo nel prossimo numero.
A presto!
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